Cos’è l’Islam

Islam (letteralm. “sottomissione a Dio”) è la religione della quale Muhammad ﷺ (Maometto) è stato profeta e costituisce un sistema di riti e atti di fede basati principalmente sul Corano, che ne è il libro sacro.

Chi professa questa religione viene definito musulmano, da muslim, “sottomesso”: colui,  cioè, che abbraccia l’Islam e lo segue.

L’Islam è al tempo stesso religione e comunità temporale: è cioè una comunità che unisce da un lato i rapporti del credente con Dio e dall’altro i rapporti dei credenti tra loro.

L’Islam è transnazionale e tende ad eliminare le differenze etnico-sociali.

I termini di popolo e nazione si ritrovano uniti nel sostantivo umma (comunità): il musulmano non dimentica che “tutti i credenti musulmani sono fratelli” (Corano, sura 3,110).

Chi è Allah

Allah è considerato il Dio unico: questa è difatti la traduzione del termine arabo Al-Lah: Il Dio (o Iddio, come si dice in italiano). Viene venerato con 99 “nomi belli”, ognuno dei quali esprime un aspetto della sua personalità. L’islam insegna che esiste un centesimo nome che non è mai stato rivelato: Dio infatti supera ogni cono-scenza umana.

L’uomo è Abd-Allah, il servo, lo schiavo, il dipendente dalla divi-nità. Il mondo ultraterreno è po-polato da angeli (dei quali il più importante è Gabriele), spiriti (ginn) e demoni, questi ultimi guidati da Iblis (Satana).

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Chi è Muhammad ﷺ

Muhammad ﷺ (“colui che è lodato”) nacque verso il 570 d.C. alla Mecca, da un ramo collaterale e impoverito della nobile famiglia dei Quraishiti. Rimasto orfano ben presto, dovette lavorare come pastore, finché fu assunto dalla ricca vedova Khadigiah come cammelliere e poi come capo delle sue carovane commerciali; più tardi, venticinquenne, egli sposò la vedova, di quindici anni più anziana di lui.

Grazie a una serie di visioni avute in una grotta alla Mecca, in cui, secondo la tradizione, gli si presentò l’arcangelo Gabriele, si ritrovò a dover assumere il ruolo di “profeta” degli arabi, per annunciare l’unicità di Allah, che era, in quei tempi, una delle divinità venerate in un ambiente politeista in cui vigevano i culti più svariati (per es. la litolatria, culto delle pietre ritenute sacre).

Poco a poco gli si raccolsero attorno anche diverse personalità influenti; ma l’opposizione della maggior parte dei cittadini della Mecca era così forte che  decise di lasciare la città natale e di trasferirsi a Medina (“città del profeta”).

Questo trasferimento (egira) ebbe luogo il 15-16 luglio del 622 e da quel momento, i musulmani computano il loro calendario.

Maometto ﷺ divenne una delle persone più influenti di Medina e nel 630 conquistò la Mecca con il suo esercito, divenendo il capo di uno stato teocratico cui aderirono sempre più tribù arabe.

Morì l’8 giugno del 632. L’espansione dell’Islam proseguì grazie ai califfi, suoi successori.

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I pilastri dell’Islam

L’islam si fonda su cinque pilastri:

1. La testimonianza (Shahada). È la profes-sione di fede e per i musulmani è l’impegno a non avere come padrone altri che Allah e di non prendere, come maestro di vita e come modello di comportamento, altri che il profeta Muhammad ﷺ. (“Attesto che non c’è divinità tranne Allah e attesto che Muhammad ﷺ è l’Apostolo di Allah”. Questa frase si pronuncia davanti a dei testimoni e introduce di fatto chi la proferisce nella comunità islamica).

2. La preghiera (Salah). La preghiera è considerata la colonna portante dell’islam. Le preghiere quotidiane del musulmano sono cinque e vanno eseguite in condizioni di purezza rituale, nel tempo prescritto per ciascuna di esse, vestiti nel modo appropriato e rivolti in direzione della Mecca.

I tempi di preghiera sono cinque, numero fissato - secondo la tradizione - dall’angelo Gabriele, il quale nella notte in cui condusse Maometto presso Dio, in un viaggio da Gerusalemme ai Cieli, pregò con il Profeta per cinque volte. Il tempo della preghiera scandisce la giornata: Alba, Mezzodì, Pomeriggio,  Tramonto e Notte. Ogni volta il fedele viene chiamato alla preghiera con un appello, ripetuto più volte.

La preghiera si svolge secondo un rituale costituito da una serie di posizioni e movimenti del corpo accompagnati da recitazioni. Il Corano indica le formule principali da recitare, altre sono state aggiunte dalla Sunna, che è la Tradizione che viene fatta risalire a Maometto ﷺ.

La purezza rituale si ottiene mediante abluzioni di alcune parti del corpo*. (La proibizione di entrare in moschea con le scarpe calzate e l’uso generalizzato dei tappeti sono consuetudini originate appunto dalla necessità tassativa di mantenere il più possibile puri e puliti i luoghi destinati alla preghiera).

Oltre alle preghiere quotidiane, i credenti si riuniscono in preghiera collettiva il venerdì, che non è un vero e proprio giorno festivo, come la domenica o lo shabbat, dato che il lavoro viene sospeso solo per il tempo necessario al rito.

La preghiera del venerdì ha una funzione soprattutto sociale, poiché è il momento di riunione di tutta la comunità islamica. Il venerdì si chiama difatti “giorno della congregazione” e colui che dirige la preghiera collettiva viene definito imam. Elemento essenziale di questa preghiera comune è il sermone, che in arabo si chiama khutba.

I fedeli vengono chiamati ad ogni preghiera dall’azàn che viene pronunciato a voce alta dal muezzin dall’alto del minareto (al-ma’zanah).

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3. L’imposta coranica (Zakat). Il denaro, l’oro e l’argento, le merci, e i prodotti agricoli, i gioielli, comportano a carico del proprietario un debito d’imposta pari al 2,5% del loro valore. Sono previsti tributi anche per il bestiame e i terreni, nonché per il tesoro nascosto e per le miniere. L’imposta è detta “coranica” poiché i destinatari ultimi sono (specificati dal Corano): i poveri, i bisognosi, gli esattori dell’imposta, i convertiti all’Islam che, a causa della loro conversione, abbiano subito un pregiudizio patrimoniale, i prigionieri, i debitori e i viandanti.

L’ELEMOSINA RITUALE

 

La zakat non è un mezzo per “incoraggiare l’ozio e la pigrizia” , e nemmeno una forma di sfruttamento della classe produttiva a vantaggio di quella improduttiva. Per essere destinatari dell’elemosina rituale di deve essere costretti all'inattività o avere subito un danno indipendente dalla nostra. Difatti, diceva il Profeta:“La zakat è un rimedio amaro prescritto per mali precisi: se ne avvalgono coloro che stanno bene, finiranno con il fare del male a se stessi, privando allo stesso tempo di un rimedio quelli che ne hanno bisogno”.

4. Il digiuno di Ramadan. Il mese di Ramadan è il nono mese dell’anno lunare e in tutti i giorni che lo costituiscono (29 o 30) i musulmani sono tenuti ad astenersi da cibo, bevande, rapporti coniugali dall'alba al tramonto. Il mese del digiuno è anche un mese di esercizi spirituali, che il musulmano pratica per una sempre crescente elevazione dell’anima ed è il mese in cui, secondo i musulmani, il Corano è stato rivelato, nella “notte del destino”.

Il digiuno e la veglia notturna di preghiera comportano, per chi li esegua con fede sincera e per amore di Dio, il perdono di tutti i peccati.

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5. Il pellegrinaggio (Hajji). Il pellegrinaggio è un complesso di riti, che si svolge ogni anno nel territorio sacro della Mecca. Ogni musulmano, se ne ha la possibilità economica, è tenuto a fare, almeno una volta nella vita, il pellegrinaggio. Gli elementi fondamentali sono:

  • la circoambulazione della Kà’baa

  • la preghiera alla stazione di Abramo

  • la corsa tra Safa e Marwa

  • la sosta nella piana di ‘Arafah

  • la lapidazione di Satana

  • il sacrificio della vittima consacrata.

 

Il pellegrinaggio, che simboleggia l’unità della comunità islamica e del genere umano, si svolge nell'ultimo mese dell’anno lunare.

Per l’Islam gli articoli della fede islamica (Iman) sono sei:

1. Credere in Allah, uno, unico, il quale non ha compartecipi nella sua qualità divina, a nessun titolo («Egli è l’unico Dio, il Dio eterno. Egli non genera e non è generato, e nessuno è pari a lui» sura CXII);

2. Credere nell'esistenza degli angeli, che non hanno però alcun titolo per ricevere culto ed alcun potere di fare grazie;

3. Credere nell'origine divina dei libri indicati nel Corano come provenienti da Allah (i cosiddetti “figli di Abramo”: la Torah, i Salmi, il Vangelo, il Corano). Di questi però solamente il Corano, secondo i musulmani, contiene il testo divino esente da manipolazione umana;

4. Credere nella missione apostolico-profetica affidata a Muhammad, avente come destinatari tutti gli uomini, e nei messaggeri di Allah, inviati prima di lui, tra i quali hanno posizioni di rilievo Adamo, Noè, Ismaele, Isacco, Giacobbe, Mosè, Salomone, Davide, Gesù, Giovanni;

5. Credere nell'esistenza di una vita futura, nella quale, dopo il Giorno del Giudizio, ogni uomo, in relazione alla sua vita terrena, sarà destinato al luogo dell’eterna beatitudine o al luogo dell’eterno tormento;

6. Credere che nulla accada per caso, per fortuna o per sfortuna, ma tutto ha origine dalla volontà di Allah.

I profeti

Maometto, profeta e messaggero di Dio, non si riteneva il fondatore di una nuova religione, ma l’alfiere dell’unica religione originaria monoteistica, vera in assoluto e annunciata sin dagli albori dei tempi.

Il Corano, infatti, riporta le storie di alcuni profeti della tradizione giudaico-cristiana. È il caso di Abramo, ritenuto il primo monoteista e quindi il primo musulmano (Sura XXVI, 69-102 e XIX,41-49). Definito khalili Allah, ossia amico di Dio (Sura IX,125), era in origine un idolatra e decise poi di ribellarsi al culto del padre, Adhar (sura VI,74), professando il monoteismo. 

Il primo personaggio biblico citato dal Corano (Sura VII) è Adamo, definito kalifà, ossia “vicario” di Dio sulla terra. Noè, invece, (Sura LXXI), è il protagonista delle vicende che narrano la “punizione” per eccellenza e la Sura segue, per sommi capi, il resoconto biblico del diluvio.

La figura biblica più citata è Mosè, del quale il Corano riporta tutti gli episodi principali della sua vita. Accanto a tanti altri personaggi biblici, un posto di rilievo lo occupa Giuseppe, al quale è dedicata un’intera sura (XII), che segue sostanzialmente il racconto della Genesi, ma la cui vicenda sottolinea mirabilmente la profonda affinità con il profeta Maometto.

Gesù nell'Islam

Gesù, ‘Isà, è «guida e luce per gli uomini» (Sura V,46); figlio di Maria vergine, è il «verbo venuto da Dio e deposto in Maria» (Sura IV, 171).

Il Corano fa di Gesù una figura dai tratti marcatamente soprannaturali. L’ultimo tra i profeti che precedettero Maometto, ne preannuncia l’avvento: «Gesù, figlio di Maria disse: “O figli d’Israele! Io sono il Messaggero di Dio a voi inviato, a conferma di quella Torah che fu data prima di me, e ad annunzio lieto di un Messaggero che verrà dopo di me e il cui nome è Ahmad!” » (Sura LXI, 6).

Il discorso coranico su Gesù sembra rivolto non solo ai cristiani, ma anche agli Ebrei, ai quali si rimprovera esplicitamente di non aver voluto riconoscer la “missione” di Gesù e di aver trattato Maria da donna disonorata.

Il Corano sostiene che colui che venne crocifisso non era Gesù, bensì un suo sosia.

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La moschea nell’Islam

La moschea è l’edificio in cui si svolgono le pratiche religiose dell’islam e specialmente la preghiera congregazionale. Fu lo stesso Profeta a fondare la prima moschea a Medina.

Dai primi tempi dell’espansione islamica, quando la pianta schematica di una moschea era composta ancora da un grande cortile di forma rettangolare in cui, al centro, sorgeva una fontana destinata alle abluzioni dei fedeli (nel luogo sacro si deve infatti entrare purificati), si è passati a cortili intorno ai quali corre spesso un porticato semplice o multiplo, coperto da un tetto dotato di una caratteristica serie di cupolette.

Dalla sua primitiva forma, con l’ampio cortile recintato e piccole costruzioni in legno addossate al muro (di cui quelle poste verso la Mecca destinate al culto e le altre ad abitazione) ben presto la moschea, oltre a essere sede di attività religiosa, diventò anche centro di vita sociale, politica e militare della comunità musulmana. In alcuni casi, infatti, il muro esterno della moschea risulta fortificato per la difesa dei fedeli, in caso di attacco nemico. Sul lato rivolto a La Mecca c’è una nicchia, chiamata in arabo al-mihràb, che indica la direzione della preghiera. Ogni moschea può avere uno o più minareti.

Il cibo Halal nell'Islam

Il regime alimentare islamico si fonda sui precetti e sui divieti contenuti nel corano e nella sunna: è permesso il consumo di vegetali e di pesci, mentre è proibito il consumo di carnivori, rapaci, suini domestici e selvatici (maiale e cinghiale) e derivati dalla loro macellazione, sangue, carne di animali uccisi senza aver pronunciato su di loro il nome di Dio e senza esser stati lasciati dissanguare, o morti per malattia o per sbranamento. La macellazione islamica (al-zàbh) consiste, dopo aver pronunciato sull’animale il nome di Dio, nella recisione della giugulare, eseguita con una lama affilatissima.

Sono inoltre proibite tutte le sostanze, solide o liquide, che producono alterazione dello stato di coscienza, anche in piccole dosi: droghe e bevande alcoliche, principalmente, perché ritenute nocive sia sulla salute di chi le consuma sia sulle relazioni sociali.

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L’arte nell'Islam

L’arte islamica è caratterizzata dall'assenza di rappresentazioni raffigurative di creature viventi. Questa caratteristica si chiama aniconismo (dal greco a = non + eikon = immagine).

Il rifiuto della rappresentazione figurativa di uomini e animali ha la sua radice nel divieto dell’idolatria, dato che spesso erano punto di partenza di svariati culti cui l’Islam si è opposto.

Questo è il motivo per cui opere di pittura e di scultura aventi per oggetto creature viventi scarseggiano nell'Islam.

 

Il senso decorativo e ornamentale viene espresso artisticamente da decorazioni dette arabeschi, coi quali sono stati realizzate opere di straordinaria bellezza: intrecci di elementi vegetali stilizzati (fiori, foglie), o di motivi geometrici, o combina-zioni armoniche di elementi vegetali e geometrici, cui a volte s’aggiungono anche motivi prettamente calligrafici.

 

Frequenti sono anche i calligrammi, cioè “belle scritture”, dedicati principalmente a versetti del Corano e realizzati in uno dei numerosi stili grafici dell’alfabeto della lingua araba.

Gli Imam nell'Islam

Gli incaricati di portare al mondo il messaggio celeste vengono definiti nabi e rasul. Il nabi porta un messaggio, ma non un libro; il rasul, al contrario, porta un messaggio accompagnato da un libro celeste.

Il profeta è colui che ricorda alla gente le verità eterne, e Muhammad è stato incaricato di portare il messaggio divino al genere umano.

L’islam non possiede gerarchie ecclesiastiche. La celebrazione del servizio divino è affidata a un membro della comunità considerato idoneo per la sua saggezza oppure a un imam (modello o capo) designato dalla comunità. È usanza che celebri matrimoni e sepolture, diriga la comunità locale, dispensi i suoi consigli, ricordi la legge e i costumi islamici (sharia), I conoscitori del Corano e della legge islamica si chiamano ulema e, sebbene non formino un vero e proprio stato ecclesiastico, esercitano una grande influenza soprattutto per i loro pareri.

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Il Corano nell'Islam

Il testo sacro dell’islam è il Corano, un’opera redatta in prosa ritmata araba, divisa in 114 capitoli (sure), ordinati in modo che dopo una breve sura iniziale i singoli pezzi si succedono in ordine decrescente secondo la loro lunghezza: la seconda sura conta 286 versi, mentre le ultime contengono soltanto pochi versi. Secondo la concezione dei musulmani, il Corano (letteralm. la Lettura) contiene le rivelazioni ricevute dal Profeta direttamente da Dio per mezzo dell’arcangelo Gabriele. Il Corano non è un testo “ispirato” da Dio (come la Bibbia), ma costituisce una vera e propria trascrizione letterale della Sua parola.

Il contenuto del Corano è comunque assai vario. Vi si trovano lodi a Dio, descrizioni della sua unicità, della sua grandezza, della sua misericordia, descrizioni del giudizio universale, descrizioni della bellezza del paradiso, ecc.

Il Hadith nell'Islam

Grande spazio occupano nell'Islam le disposizioni sul culto, sulla vita sociale e osservazioni su vicende che riguardano il profeta stesso.

Per venire incontro al mutare dei tempi e alle necessità di nuove leggi e precetti, accanto al Corano si consolidò una legge sorta dalla tradizione, la sunna (cioè la norma).

Vi si possono trovare resoconti sulle parole e azioni del Profeta e dei suoi primi discepoli, che rappresentano il modello e la guida per il pensiero e l’opera di tutti i musulmani: sono chiamati hadith, e sono stati raccolti in una vasta serie di antologie.